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La
Franciacorta deriva il suo nome dal fatto di essere stata "Franca
Corte", cioè contrada libera "da tutti i datij et da
tutte le gabelle", come scriveva all'inizio del XVII secolo
Ottavio Rossi.
La zona che unisce Brescia al lago d'Iseo è punteggiata da piccoli
nuclei urbani ma con fastose dimore patrizie. La zona pianeggiante
della Franciacorta è stata coinvolta nello sviluppo edilizio
bresciano mentre la parte settentrionale, formata dalle colline
moreniche del lago d'Iseo, è caratterizzata da ottimi vigneti da cui
si traggono vini di fama antica. Se si
riesce ad evitare le strade più trafficate, la Franciacorta è ancora in grado di trasmettere il suo fascino.
Questa terra ha avuto la fortuna di saper conservare i suoi caratteri autentici senza per questo decadere dal punto di vista economico. La cura della qualità e le moderne tecnologie applicate alla produzione vinicola sono esempio di una tradizione che resta al passo con i tempi senza perdere il fascino dell'antico. L'itinerario è un po' tortuoso, ma permette di attraversare i paesaggi più belli,
caratterizzati dalla presenza delle ville e dei parchi in cui la nobiltà bresciana amava trascorrere, nei secoli passati, le sue lunghe vacanze.
Dalla strada provinciale 10, svoltando a destra, si entra nell'abitato di
Cellatica noto per la produzione dell'omonimo vino rosso. Molte e interessanti ville patrizie contrassegnano il borgo in bella posizione sulle colline, alle porte di Brescia. La più antica (oggi trasformata in asilo) appartenne ai Martinengo e conserva affreschi del
secoli XIV-XV.
La villa Panciera di Zoppola (anch'essa un tempo dei Martinengo) è una grande costruzione del
secolo XVII.
Rientrando sulla provinciale si giunge nel comune di Gussago
"pagus" romano e pieve citata nel 958 come "fundus Gussia go" di proprietà dell'abbazia di Leno. Notevole è la
villa Averoldi, oggi Togni, con bel giardino all'italiana, rinnovata ai primi del '600 e ancora nel '700, a opera di Gaspare Turbini. All'interno sono conservati affreschi (attribuiti a Ottavio Amigoni e Pompeo Ghitti, pittori bresciani del '600) che narrano la congiura filo-veneziana di Gussago, ordita nel 1426 contro i Visconti.
A nord-est della frazione di Piazza vi è la frazione Piè del
Dosso, dove sorge tra i cipressi la pieve di S. Maria, costruita nel
secolo XV, con un'abside poligonale impostata su una precedente struttura semicircolare dei
secoli IX-X. All'esterno si nota il portale rinascimentale; all'interno, lastre e pilastrini di un sarcofago del
secolo VIII riccamente decorato con simboli geometrici e naturalistici, recante inciso il nome di Maioranus, non si sa se dell'autore o del defunto;
sono pure interessanti gli affreschi nella piccola cappella in fondo a sinistra e nell'abside (questi ultimi di Paolo da Cailina il Vecchio).
la
visita continua ...
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