Home Page > Province > Brescia > La val Camonica Domenica, 14 Marzo 2010 
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La val Camonica ... fino a Capo di Ponte (I)

Percorrendo la statale 42 da Darfo Boario Terme  e inoltrandosi nel Parco dell'Adamello si incontrano numerosi paesi carichi di storia e di fascino: Cividate Camuno, Breno, Cerveno, Capo di Ponte.

Cividate Camuno
L'antica "Civitas Camunnorurn" deve il suo nome e la sua importanza ai romani che la designarono nel secolo I a.C. capoluogo della valle, arricchendola di edifici pubblici (teatro, anfiteatro, terme, tempio) e ville private. L'impianto urbanistico con strade ortogonali di derivazione romana si estende anche all'esterno del nucleo storico, facendo pensare a un insediamento più esteso di quello successivo. Cividate mantenne la supremazia nella valle fino al secolo VIII, quando Carlo Magno spostò a Breno il centro del potere.
I più notevoli resti oggi visitabili sono quelli del teatro (accessibili dal N. 4 della omonima via), ma importanti sono anche i recenti ritrovamenti dell'anfiteatro. Parte dei numerosi reperti (statue, tombe, epigrafi, monete, utensili) sono raccolti nel Museo archeologico della Valcamonica sulla statale 42, di fronte alla stazione ferroviaria. Nel museo si possono ammirare mosaici pavimentali, fibule d'argento, vasi in ceramica, sarcofagi, ma soprattutto una rarissima statua di Minerva in marmo di Carrara, alta quasi 2 metri e risalente al secolo V a.C.
All'ingresso dell'abitato c'è la parrocchiale di S. Maria Assunta, costruita tra 1704 e 1752 sui resti di una delle più antiche pievi della valle (secolo XI-XII); della struttura originaria restano solo la base del campanile e l'abside a conci di pietra rozzamente squadrati, addossata alla parete esterna della sagrestia. All'interno, dipinti di Antonio Guadagnini, Callista Piazza, Pietro Scalvini. Al centro del paese c'è un'alta torre merlata, eretta nei secoli XII-XII con materiali di possibile provenienza romana.

Breno
La cittadina è il principale centro della media valle, con attività terziarie e industriali. Sotto i franchi e nel periodo veneziano, Breno fu capoluogo della valle e nel 1610 Giovanni da Lezze la definì "la Metropoli di essa Valle".
Il centro storico è organizzato sul tracciato della strada camuna (un tempo più sinuosa di quella attuale) e dal grande spazio (oggi piazza Generale Ronchi) destinato al mercato, verso cui convergono altre strade caratterizzate da archi e sottopassaggi.
Nel palazzo del Municipio, oltre alla Biblioteca, è ospitato il Museo civico camuno; vi sono conservati documenti, prodotti dell'artigianato artistico locale e dipinti dei secoli XV-XVIII, tra cui opere del Romanino, del Gambara, del Ceruti, del Carpinìoni. Sulla stessa piazza c'è un curioso edificio moresco (villa Gheza, dal nome del proprietario-progettista) del 1930-34.
Dalla centrale via Mazzini si diparte a sinistra via Cappellini che porta alla chiesa di S. Antonio, uno dei pochi edifici gotici della valle. Costruita nel secolo XV su una preesistente struttura eretta tra 1334 e 1359, la chiesa, senza facciata e con elegante portale del '400, è oggi sede di esposizioni. L'interno a una navata conserva alcuni interessanti affreschi.
A sinistra, via Tonolini conduce a una piazzetta dove, alla sommità di una scalinata, c'è la parrocchiale di S. Salvatore. Costruita nel secolo XVII, ha un portale barocco e un elegante campanile (1673) di Antonio Tabù. All'interno ci sono opere dei secoli XVII-XVIII, tra cui dipinti del Fiammenghino, di Domenico Carpinoni, del Romanino.
Da piazza S. Antonio, una strada perpendicolare a via Mazzini porta a piazza Generale Ronchi, luogo di mercato contornato da edifici del secolo XVIII. Di qui, in 10-15 minuti, si sale al Castello, complessa e munitissima costruzione di origine franca sulla cima di un'altura abitata fin dal Neolitico (si tratta del più antico abitato riportato alla luce non solo in Valcamonica, ma nelle Alpi Lombarde). Abbandonato nel 1598, fu degradata a cava di pietra e solo nel 1980 è iniziato un lavoro di studio e di conservazione.

Dalla piazza del Municipio di Breno, seguendo via Taglioretti si risale il versante orientale della valle e al km 7.5 si imbocca la statale 345, detta delle Tre Valli poiché unisce la Valcamonica, la val Trompia e, attraverso la valle del Caffaro, le Giudicarie. La strada per il passo di Croce Domini piega a sud e conduce a Gallia e Bovegno nell'alta val Trompia. Tutta il percorso ha un interesse paesaggistico; il primo tratto attraversa la fascia meridionale del Parco regionale dell'Adamello, che si estende per 48.000 ettari sul versante est della Valcamonica, fino al passo del Tonale. Tra ampi panorami di tipo alpino, si sale al passo di Croce Domini, antico confine (Crux Domini) tra la Repubblica veneta e i possedimenti dei vescovi di Trento. Mentre una strada provinciale conduce a est nella valle del Caffaro, la statale 345 scende a sud verso la val Trompia, con un prima tratto dal fondo sterrato. Si attraversa un paesaggio sempre affascinante e ampio che tocca gli attrezzati impianti sciistici del passo del Maniva.
Si discende a Collio, centro turistico e di sport invernali in una conca sotto il monte Colombine (m 2215) da dove si possono intraprendere belle ascensioni.

la visita continua ...

Fonte: Pubblicazioni APT Lombarde
 
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